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Festivalfilosofia 2018

Festivalfilosofia 2018

Le piste tematiche dell’edizione - verità

Le oltre 50 lezioni magistrali - con 24 relatrici e relatori per la prima volta al festivalfilosofia - e i numerosi eventi del programma creativo saranno articolati in piste tematiche, per evidenziare la circolarità tra forme del pensiero e forme della creazione. Strutturato per gruppi di questioni, il programma porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti. Mostre, spettacoli, concerti e laboratori ne esibiranno gli esiti artistici.

 

1. Forme di verità

La prima pista affronta differenti declinazioni dell’idea di verità nella discussione filosofica, partendo dalla nozione stessa di “aletheia” e dal modo in cui i greci formulavano la «via degli uomini» al vero, presi tra incertezza e decisione, esaminando anche l’enigma e l’oracolo quali modalità antiche di avvicinamento al vero. Tra le prospettive in cui si articola la riflessione contemporanea sul tema verità, in aggiunta alle varianti che ne recuperano la radice parmenidea, si convocheranno le diverse forme di interpretazione pragmatica del vero, che ne fanno una pratica soggettiva o che, da punti vista tanto scettici quanto esistenziali, ne sottolineano il carattere inattingibile o viceversa marginale. Sarà evidenziato il carattere singolare-plurale di uno dei pensieri razionali per eccellenza, quello matematico, all’interno di una riflessione sui fondamenti e sulle contingenze del sapere, tra certezza e dubbio, verità e scetticismo, senza tralasciare la crisi del rapporto tra linguaggio e realtà, a lungo paradigma della verità come corrispondenza, fino ad arrivare alla parola-chiave che si è imposta nella politica comunicativa più recente, ossia la “post-verità”.

Scopri le lezioni e gli eventi collegati alla pista n°1

 

2. Prove e testimonianze

Il secondo terreno di analisi riguarda i modi in cui la verità si può intendere come prova, in diversi ambiti che vanno dalla ricerca storica alla sperimentazione scientifica, fino al contesto giudiziario. Campo di battaglia di prospettive realistiche o scettiche, il terreno della prova fa emergere il ruolo delle fonti, degli indizi e dell’osservazione, dei meccanismi di verifica e delle procedure condivise, ponendo inoltre la questione del carattere manipolabile non solo della scrittura, ma anche delle immagini, con i temi della messa in scena e della fabbricazione dei falsi, specie nella documentazione.

Tre sono i luoghi eminenti di queste dinamiche: l’archivio (dove si pone la questione dei documenti e della verità storica), il laboratorio (dove emerge il carattere sociale e costruttivo della pratica scientifica, l’accessibilità democratica e l’accreditamento delle teorie) e il tribunale (che conferisce al tema delle prove uno statuto del tutto particolare in vista della elaborazione di una “verità giudiziaria”).

Connesso al tema della ricerca storica è un aspetto che immette in prima battuta entro la sfera pubblica, dove si gioca nell’epoca attuale una delle partite più rilevanti rispetto alla questione di cosa sia verità. L’uso pubblico e l’attendibilità delle fonti implicano infatti orientamenti differenti, e posizioni delicatissime, sul passato storico e la memoria collettiva. La diffusione di politiche “negazionistiche” – in particolare nei media online, non solo in riferimento alla Shoah, e non solo accademiche, ma anche di Stato – spinge a riflettere su questo aspetto della verità, là dove il suo carattere convenzionale non può far perdere di vista la realtà incontrovertibile degli accadimenti.

Scopri le lezioni e gli eventi collegati alla pista n°2

 

3. Opinioni pubbliche

Nel terzo nucleo si affronterà direttamente la questione del significato pubblico della verità in rapporto alla politica e alle trasformazioni che investono la comunicazione. Complessivamente, il processo della modernità può essere letto come un passaggio (o meglio, l’esigenza di un passaggio) dall’opacità alla trasparenza. La politica nata nel segreto degli appartamenti privati del Principe, dove si macchinavano le ragioni degli Stati (gli arcana imperii) dovrebbe farsi trasparente, mentre il Palazzo del potere, immaginato di cristallo, dovrebbe porsi allo sguardo dei cittadini. Mai pienamente realizzata, questa fuoriuscita dal segreto implica pluralismo, perché le istanze di verità nella sfera pubblica sono molteplici, e riconoscimento, perché non si potrebbe dare democrazia senza reciproca legittimazione, che avviene tramite sfere quali la stampa e la disputa pubblica, fino alla questione di come l’accesso alla verità possa costituire a tutti gli effetti un diritto di cittadinanza.

L’epoca 2.0 pone sfide, se non inedite più acute, al rapporto tra politica e verità, uso delle opinioni e loro legittimazione, accesso alle informazioni e loro elaborazione critica. Emerge qui – accanto a quelli dell’archivio, del laboratorio e del tribunale già citati – un quarto luogo cruciale per la verità, che conosciamo bene con il nome di web, entro cui le potenzialità della trasparenza e dell’accesso appaiono straordinarie. Viceversa, e inevitabilmente, la circolazione di false notizie, giudizi diffamatori, propagande gestite da reti d’influenza ma veicolate anche dai singoli, ha assunto una scala più ampia e pervasiva che in passato, arrivando a toccare l’esperienza quotidiana di un enorme numero di persone. Si seguiranno alcuni degli aspetti più rilevanti di questa duplice trasformazione, che riguardano i cambiamenti nella lingua, le dinamiche di pregiudizio e di polarizzazione che avvengono nei social media. Che la verità sia una credenza, è d’altronde acquisizione consolidata dell’antropologia, che ne ha più volte segnalato le continuità con la dinamica epidemiologica di diffusione, spesso basata sul sentito dire più che sul possesso critico.

Scopri le lezioni e gli eventi collegati alla pista n°3

 

4. Menzogne, finzioni, falsificazioni

La quarta pista di lavoro è dedicata alla connessione stretta e fertile tra vero e falso, di cui occorre evidenziare la dimensione creativa e produttiva, emancipatoria e demitizzante, segnalando anche i transiti continui tra l’uno e l’altro, oltre ogni lettura binaria. La menzogna è una forma di mimetismo che, evoluzionisticamente, consente alla preda di sottrarsi al cacciatore, dunque di salvarsi e di rendersi libera. Nella lingua come nella percezione, il falso crea mondi che non semplicemente si contrappongono al vero, ma rappresentano componenti della verità, ne sottolineano il carattere fittizio e cangiante, segnalano la presenza massiccia di zone fuori dal controllo della coscienza (i sogni, i falsi ricordi dovuti a vari processi neurobiologici, le allucinazioni) e che tuttavia non sono errori. Figure emblematiche della tradizione occidentale come Odisseo e Pinocchio mettono in risalto la portata conoscitiva e morale della menzogna.

Scopri le lezioni e gli eventi collegati alla pista n°4

 

5. “Tutta la verità, nient’altro che la verità”

La quinta pista ruota attorno al rapporto tra dire e fare, per discutere la complessità del dire il vero, e sarà dedicata ad alcune pratiche per eccellenza della verità e della veridicità, come quelle della testimonianza e della confessione. In luoghi diversi come il tribunale o la seduta clinica, la presentazione pubblica del Sé o il racconto dell’interiorità, l’idea del “tutta la verità, nient’altro che la verità” viene smontata per farne emergere la costruzione istituzionale e culturale, mentre indagini sui concetti di sincerità e trasparenza completano la costellazione tematica del dire il vero.

Scopri le lezioni e gli eventi collegati alla pista n°5

 

6. Lezioni dei Classici

Inoltre, come di consueto, una sezione “Lezioni dei Classici” agirà da fertilizzante storico, selezionando autori e opere della tradizione filosofica che hanno ricoperto un ruolo di spartiacque nello sviluppo di questi percorsi tematici.

Scopri le lezioni e gli eventi collegati alla pista n°6

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