Falso d’autore: il cinema e l’illusorietà del vero
© "Good bye Lenin!" di Wolfgang Becker

Falso d’autore: il cinema e l’illusorietà del vero

Good bye Lenin!
di Wolfgang Becker (Germania 2003, 118’)
A cura di: Biblioteca multimediale A. Loria

Conduce:
Venerdì 14 settembre 2018

Germania dell’Est, 1989. Il giovane Alexander protesta contro il regime e viene arrestato. Sua madre Christiane ha un attacco cardiaco e finisce in coma. Qualche mese più tardi, dopo il crollo del Muro, Christiane si risveglia. Per evitarle emozioni troppo forti, Alexander cerca di mantenere in vita il passato mettendo in atto ogni possibile stratagemma. Ma il mondo è irreversibilmente cambiato.


Falso d’autore: il cinema e l’illusorietà del vero

 

“Il cinema è falso tramite il vero” (Paul Valéry). Il cinema è, per antonomasia, arte della finzione, della mistificazione e dell’inganno. Fin dalle sue origini ha dovuto confrontarsi con questa doppia identità. Cercare di illustrare, di riprodurre il “vero” tramite un artificio tecnico. E in questo ha impegnato i migliori talenti della settima arte, si è avvalso di ogni artificio tecnico – dalla musica alla scenografia, dal montaggio agli effetti speciali – per farci partecipi di una storia “più vera del vero”. In tutti i casi, però (documentario compreso), il prodotto è opera di una visione soggettiva, di un punto di vista, di una scelta. Da allora, il gioco di rimandi e di sottintesi tra vero e falso nel cinema è continuo; sta allo spettatore assumere quella condizione di “sospensione dell’incredulità”, che gli permetta di godere della rappresentazione cinematografica, di quella “macchina dei sogni” che continua ad affascinare il pubblico di ogni paese.       

“Se cercate nella realtà qualcosa di più reale della realtà stessa, rivolgetevi alla finzione cinematografica”
Slavoj Zizek, Guida perversa al cinema

programma completo della rassegna

 

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