festivalfilosofia sulle arti
Festivalfilosofia 2017: le forme del creare

Festivalfilosofia 2017: le forme del creare

Le piste tematiche dell'edizione 2017 sulle arti

Per evidenziare la circolarità tra forme del pensiero e forme della creazione, le oltre 50 lezioni magistrali e i numerosi eventi del programma creativo saranno articolati in piste tematiche. Strutturato per gruppi di questioni, il programma porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti. Mostre, spettacoli, concerti e laboratori ne esibiranno gli esiti artistici.

 

1. Tecnica. Fare l’umano

La radice comune – semantica e concettuale – delle arti e delle tecniche (ars non è che la traduzione del greco techne) rinvia a una questione classica della filosofia, che nel discutere dello statuto della tecnica definisce l’essenza dell’essere e dell’umano. Di questo sfondo metafisico si daranno varie declinazioni, non solo attraverso le interpretazioni che nella tecnicizzazione vedono un’inversione tra mezzi e scopi che riduce l’essere al nulla, ma anche attraverso quelle che nella originaria natura tecnica e autoproduttiva dell’umano e della cultura vedono un’occasione di intensificazione. Entro questo quadro teorico, si convocheranno prospettive che mostrino come, nella fabbricazione dell’umano, il corpo stesso sia un dispositivo culturale e artificiale: medium artistico, terminale di persuasione pubblicitaria, opera d’arte o manichino che la creatività e le mode arredano.

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2. Lavoro e opera

Il secondo terreno di analisi riguarda in modo diretto la questione del fare che discende dall’orizzonte tecnico, imperniata sul rapporto tra lavoro e opera. Non esclusivamente consumatore, ma anzi prioritariamente produttore, l’uomo afferma se stesso manipolando il mondo e istituendone un relativo dominio. La centralità del lavoro per l’identità sociale verrà scandagliata nel quadro delle sue trasformazione sociali, soprattutto per quanto riguarda la svolta dell’automazione tipica della società avanzata, con le sue implicazioni rispetto al diritto al lavoro.

Varie voci delineeranno questo rapporto, che per taluni si configura come di causa ed effetto, con la liberazione del tempo di lavoro meccanico a vantaggio di una maggiore possibilità espressiva, e per altri invece come scenario apocalittico di dominio delle macchine.

L’enorme espansione della producibilità e dei prodotti spiega la prevalenza delle opere: i prodotti dell’attività acquisiscono una loro autonomia che travalica la nozione di lavoro in quanto tale, configurando un mondo delle cose che sfugge ai loro autori, come anche nel caso emblematico del “passaggio alle arti”.

Si offriranno varie letture di come un oggetto diventi artistico, o viceversa di come la caratteristica più evidente delle opere d’arte, soprattutto nell’epoca globale, sia quella di essere radicalmente “artefatti”, ovvero forme della creazione immerse in pratiche culturali.

Questa “esteriorizzazione” verrà presentata anche in relazione al carattere di “presenza” che accompagna il costituirsi dell’opera.

Tecnicamente riproducibili e serializzabili, le opere d’arte hanno sempre messo in discussione il criterio della copia e dell’originale. Non solo per secoli la formazione dell’artista ha previsto la copia dei Maestri come indispensabile training, ma interi corpus artistici, come la statuaria romana, si sono fondati su processi di imitazione, copiatura ed emulazione di altre opere.

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3. Trasformazioni dell’artista

Nel terzo nucleo ci si concentrerà in modo specifico sulle trasformazioni dell’artista, anche sondandone accezione emblematiche (geniale, bohémien, trasgressivo). Si osserverà una biforcazione, perché l’artista produttore di opere cede spesso il passo nell’epoca contemporanea all’artista costruttore di sé.

Questo slittamento verso la personalità, ovvero verso l’esponibilità, accomuna sia il mondo dell’arte propriamente detta, sia l’esperienza sociale degli individui, perché l’idea che chiunque possa fare arte sembra inverarsi oltre ogni aspettativa soprattutto grazie alle tecnologie digitali e ai social media, che diventano gallerie personali e tascabili in cui ciascuno può dare corso alla sua personale espressività, in nome di una radicale democratizzazione della comunicazione.

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4. Estetizzazione del mondo

L’immensa disponibilità di oggetti che caratterizza l’epoca presente indica una marcata estetizzazione del mondo. La società capitalistica avanzata si contraddistingue per produrre e diffondere beni estetici su grandissima scala, facendo slittare la ricerca della bellezza entro la progettazione degli accessori e modificando così in modo radicale il senso stesso dell’arte. Questo «capitalismo-artista» incorpora la dimensione creativa e immaginaria entro tutti i settori del consumo, secondo ritmi di vertiginosa accelerazione e innovazione merceologica, facendo della sensibilità estetica dei consumatori il principale terminale di persuasione.

A tale «plusvalore estetico» delle merci saranno dedicati vari interventi che metteranno in risalto come le pratiche di consumo siano dispositivi culturali orientati da strategie di distinzione e ostentazione, cui corrisponde la costruzione del prestigio della marca. Fondata su un’economia dell’immaginario, questa tendenza si fonda su risorse immateriali, per cui anche la stessa localizzazione produttiva passa in secondo piano rispetto all’identità stilistica, come in alcuni casi emblematici del “Made in Italy”.

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5. Luoghi dell’artificiale

L’ultimo scenario comune al programma filosofico e a quello creativo sarà dedicato ai luoghi delle arti, per mostrare come il loro sistema istituzionale sia più complesso e più ampio rispetto all’epoca dell’eurocentrismo e dello Stato-nazione. Ciò dipende dalla mutata “scena” delle arti, nella quale la triangolazione tra artisti, critici e opinione pubblica ha cambiato di segno, modificando anche la relazione tra talento e accreditamento, esibizione e fruizione.

Ciò conduce a un ripensamento delle funzioni dei suoi soggetti centrali, come per esempio il museo. Benché l’arte non sia mai esistita senza una correlazione con il potere e il denaro, l’epoca attuale accentua il ruolo del mercato, anche in questo caso sempre più globale. Gallerie private, biennali e case d’aste hanno un ruolo cruciale nel determinare il valore dell’arte, mentre nuovi investitori globali assumono un ruolo dominante nelle acquisizioni.

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6. Lezioni dei classici

Inoltre, come di consueto, una sezione “Lezioni dei Classici” agirà da fertilizzante storico, selezionando autori e opere della tradizione filosofica che hanno ricoperto un ruolo di spartiacque nello sviluppo di questi percorsi tematici.

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